C’è una domanda che ricevo spesso, soprattutto da clienti nuovi: come riconoscete un buon progetto? La risposta è banale e scomoda allo stesso tempo. Riconosco un buon progetto dal fatto che, dopo dieci anni, nessuno chiede di rifarlo.
L’effetto wow è il nemico
Il design contemporaneo ha un problema: premia ciò che colpisce al primo sguardo, e penalizza ciò che dura. È una distorsione introdotta dagli algoritmi sociali: contiamo l’engagement della prima settimana, mai la presenza in scaffale dopo cinque anni. Ma il valore reale di un’identità o di un packaging si misura esattamente lì, nel tempo lungo.
La cantina che non vuole cambiare etichetta
Otto anni fa abbiamo disegnato l’etichetta principale di una cantina friulana. Non era niente di rivoluzionario: serif classica, fondo paglia, marchio di famiglia in alto a destra. Oggi è in scaffale, immutata, e nessuno della famiglia ha mai chiesto di rifarla. Questa per me è la metrica.
Quando un cliente mi chiede “fa un effetto wow?”, rispondo che mi auguro di no. Voglio che funzioni tra dieci anni. Mi auguro di non doverlo rifare.